Poesia di Francesco Tomada “Cave del Predil”

Il poeta goriziano Francesco Tomada omaggia Cave del Predil con questa poesia, contenuta nel libro “Non si può imporre il nome ad una rosa”, Carteggi letterari edizioni, 2016.

 

“Cave del Predil”

La miniera è chiusa da vent’anni ma qui tutto è ancora miniera.

Le case sono state costruite per i lavoranti, il museo si è preso lo stabilimento dove si purificava il piombo, il pendio della montagna è un accumulo di pietre scavate da là sotto.

Quando nevica d’inverno i fiocchi sono grossi e lenti, come quando capovolgi le sfere trasparenti che contengono un paesaggio.

 

Rovescia ancora quella sfera.

Che la neve cada verso l’alto e si raccolga nella concavità del cielo.

Che la terra discenda nel vuoto delle gallerie da dove è venuta.

Che tutti gli uomini risalgano salvi. Torna più indietro, prima di silicosi e pleuriti. Fino alla festa di Santa Barbara, quando vestivano i loro completi con ventinove bottoni dorati e lo sguardo fiero di chi tutti i giorni scende nel mondo e lo spacca davvero.